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Valerio rifugge i cerebralismi. Rifugge le infinite declinazioni
dell'avanguardia esprimendo forme solari, armoniche, in una parola classiche.
Nei suoi quadri la pittura ritrova la realtà e la immediatezza dei riferimenti
simbolici estenuati, nelle proposte delle avanguardie e delle neo avanguardie,
da un'infinita serie di rimandi, di allusioni, di astrazioni che proiettavano il
lògos artistico-pittorico in una dimensione rarefatta aduggiata, per via della
produzione di simboli per mezzo di simboli, da una greve autereferenzialità che
dissolveva la forma nel formale in ultima istanza convenzionale e
arbitrario.
Il recupero del reale attuato dal Nostro implica il recupero della pienezza
della forma simbolica attuato grazie alla piena padronanza delle tecniche
classiche, tanto più notevole se si pensa che si tratta di un autodidatta che
non attinge alle risorse delle tecniche accademiche, ma a quell’unica tecnica
che promana dalla genialità.
Di fronte alle tele di Valerio le assonanze con i classici saltano agli occhi.
Ma l'essenza dell'arte, la genialità del genio in altro non consiste che nel far
rilucere l'universale nel particolare, l'universalità della forma nella
particolarità dell'opera.
L'arte di Valerio getta un
alone di dubbio sulla conclusione di U.Eco che "stat rosa pristina
nomine" e non invece, più semplicemente e meno cerebralmente, "in
rosa".
L'arte di Valerio ci ha
riconciliati col senso comune. ...
Prof.
Domenico Distilo
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